I  nomi dei fondatori della P.A. Croce Verde Casellese, come nelle antiche saghe, si perdono nell’indeterminatezza di un tempo lontano 100 anni.

Si sa poco degli albori del Sodalizio però viene da pensare che, come in tanti altri luoghi della Liguria e d’Italia, quando ormai era venuta meno l’istanza di copertura politica degli operai e dei contadini e già si erano formati o s’andavano formando i partiti del ‘900, l’attenzione sempre vigile di chi sa intuire e dare risposta ai veri bisogni della gente individuò la tutela sanitaria quale frontiera da raggiungere e superare.

Erano gli anni in cui si impiantavano officine e piccole industrie, mentre ancora era largamente praticata la coltivazione dei campi. Si moriva per malattie anche banali; e mancavano o appena si stavano delineando i  presidi sanitari territoriali.

Anche la sicurezza domestica era precaria: non solo mancavano gli elettrodomestici la cui presenza in casa oggi diamo per scontata, ma anche i sistemi di riscaldamento erano quelli tradizionali, e talvolta il fuoco giocava brutti scherzi.

Fu così che nel 1909 a Casella nacque la Croce Verde.

Verde perché evidentemente i suoi fondatori si ispiravano al mutualismo mazziniano, socialista e repubblicano, non incline alle regole paramilitari della croce rossa, non interessato alla protezione del Re (come le Croci d’Oro) né a quella della Chiesa (come nel caso delle Croci Bianche).

LA P.A. si occupava di malati ma anche fungeva da corpo dei vigili del fuoco. Non sappiamo se si occupava, come le consorelle toscane, anche dei defunti e dei funerali, ma quasi certamente non capitava, essendo in quegli anni fiorente ed attiva a Casella anche la Confraternita di S. Antonio, che tra i suoi compiti annovera appunto anche quello dell’accompagnamento funebre.

Insomma, dei primi anni non resta niente, se non la memoria sbiadita e praticamente cancellata di qualche racconto tramandato ad ascoltatori distratti o smemorati…

Piace però ancora pensare che proprio attraverso le esperienze di socialità e di impegno civile della “Croce” siano passati tanti giovani casellesi, compresi quelli che di lì a poco sarebbero caduti sui campi della prima guerra mondiale.

Per poco che ci resta, una cosa è certa, la “Croce” superò i primi difficilissimi anni (come possono essere anni facili quelli in cui i diritti sociali sono ancora pressocchè nulli, si combatte una guerra di posizione logorante e micidiale lontano da casa; l’analfabetismo tocca punte da capogiro e la “spagnola” miete più vittime della mitraglia?) e nel 1923 doveva essere già una  realtà di qualche rilievo dal momento che pubblica uno statuto ed un regolamento particolarmente articolati e completi.

Dal punto di vista dell’organizzazione la Croce Verde si va specializzando (ha perso la competenza sullo spegnimento degli incendi) e si sta anche attrezzando con quelle barelle montate su carretto, che ancora oggi stupiscono per l’impressione che suscitano: quanti chilometri di corsa per portare a salvamento malati ed infortunati andando su e giù per strade non asfaltate!

Ma il Regime Fascista appena può, mal tollerando espressioni “spontanee” di socialità, promulga le norme di accorpamento delle Pubbliche Assistenze all’interno della Croce Rossa. Ne fanno le spese tutte quelle associazioni che non possono vantare un Regio Decreto di istituzione: e la Verde Casellese è fra quelle che ne sono prive.

Così, senza più autonomia, si arriva al tempo della seconda guerra mondiale, della guerra civile e alle devastazioni che seppur non in modo macroscopico, toccano anche il nostro piccolo paese. Alla fine del conflitto alla Croce non restano che lacrime da versare: tutto è stato requisito, o distrutto o disperso.

Tutto, ma non la voglia di darsi da fare: un gruppo di volonterosi rimette in piedi il sodalizio, recupera la vecchia autonomia e rifonda la Croce su basi di volontariato moderno. I nomi di coloro che nel 1948 ripartirono sono scolpiti nel marmo e conservati a perenne ricordo nei locali della Croce Verde.

Ancora una volta lo “spirito” del sodalizio è sostanzialmente quello laico dei primi tempi, ma i rapporti con Comune e Parrocchia sono buoni e  si collabora. Il Comune ospita nei suoi locali la Croce Verde e la Parrocchia presenzia ai momenti più significativi della vita sociale.

La radice del volontariato cresce in questo humus favorevole e si consolida gradualmente, mentre sempre più articolate si fanno le richieste sanitarie e le risposte da dare.

Si acquista il “mitico”   Fiat 1.100, e di seguito una serie di ambulanze sempre più attrezzate e sempre più… care.

I vecchi carretti a mano ormai servono solo per recarsi alle “Premiazioni” organizzate dalle consorelle della regione e non solo.

Si fa strada un nuovo concetto di Volontariato, viene normato e la Croce entra nell’Albo regionale delle Associazioni.

La nostra Croce ospita intanto i primi ragazzi del servizio civile.

Fa capolino anche l’istanza di intendere la tutela sanitaria anche come impegno in caso di calamità e come tutela ambientale.

I primi organizzatori di squadre antincendio o di protezione civile nascono nell’ambito delle Pubbliche assistenze, o a lato di esse. A Casella capita più o meno la stessa cosa.

Con lo spirare del ‘900 sempre più forte è l’istanza di dare alla Pubblica Assistenza anche una sede autonoma.

Ci si riesce dopo anni di lavoro nel 2005 ed il risultato è sotto i nostri occhi.

Numerosi Casellesi hanno speso energie e risorse per il bene della Croce. Il loro ricordo è tuttora vivo presso l’Associazione. Il loro esempio è stato raccolto da altri, giovani e meno giovani alla cui generosità  è affidata la salute e a volte la salvezza delle nostre vite.

La storia vera è proprio quella che si scrive così, mettendo in pratica valori che meritano rispetto ed emulazione, magari senza troppa pubblicità, ma con la consapevolezza di essere protagonisti autentici del nostro tempo, e non solo spettatori magari annoiati di un dramma spettacolare e gigantesco ma anche quotidiano e talvolta nascosto qual è la vita.